Vivere con un inibitore: perché oggi la qualità di vita è drasticamente cambiata
Una delle complicanze più temute nell’emofilia è lo sviluppo di inibitori, ovvero anticorpi che neutralizzano l'efficacia dei fattori della coagulazione somministrati come terapia. Oggi, però, la gestione di questa complicanza è cambiata radicalmente, aprendo una nuova era che ha rivoluzionato la prospettiva di vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Quando l’organismo sviluppa una risposta immunitaria a una terapia sostitutiva, si parla di sviluppo di “inibitore”. La comparsa dell’inibitore significa che il trattamento attuale è diventato inefficace, per cui devono essere messe in campo altre soluzioni. L’inibitore si sviluppa nel circa 30% dei casi di emofilia A, e nell’1-6% dei casi di emofilia B, con un rischio maggiore nelle forme gravi di emofilia, rispetto a quelle moderate e lievi.
Il passato: quando l'inibitore signifi cava isolamento
Solo pochi anni fa, ricevere una diagnosi di inibitore equivaleva a confrontarsi con una drastica riduzione della qualità di vita.
Le famiglie vivevano in uno stato di allerta, in quanto si trovavano a gestire non solo le implicazioni mediche immediate, ma a provare anche ansia per un futuro incerto. L'impossibilità di garantire una profilassi efficace rendeva ogni giorno una sfida, costringendo pazienti e caregiver a rinunciare a molte delle attività che caratterizzano una vita normale.
La rivoluzione terapeutica: nuove prospettive di vita
Viviamo in un’epoca di rivoluzione terapeutica, anche e soprattutto per i pazienti con inibitore, che oggi possono aspirare a una qualità di vita quasi sovrapponibile a quella di un paziente senza inibitore, grazie alla disponibilità già attuale di alcune terapie non sostitutive e all’avvento di innovazioni nel trattamento di questa categoria di pazienti.
Queste terapie comprendono due approcci principali:
il primo è l'uso di anticorpi monoclonali che agiscono come sostituti del fattore VIII;
il secondo sono le terapie "riequilibranti", le quali non intervengono sui fattori coagulativi, ma mirano a ristabilire l'equilibrio del sistema di coagulazione del sangue agendo su altri elementi.
Cambiamenti nell'età di insorgenza
Un altro significativo cambiamento riguarda l'età di insorgenza degli inibitori: mentre in passato questa complicanza si manifestava prevalentemente nella prima infanzia, oggi osserviamo una tendenza verso un'insorgenza più tardiva, spesso intorno ai 7-8 anni o durante l'adolescenza. Questo cambiamento porta con sé vantaggi significativi dal punto di vista clinico: l'età più avanzata riduce notevolmente la necessità di ricorrere a procedure invasive, semplificando il percorso terapeutico e riducendo i rischi associati.
Il peso emotivo: una sfida che persiste
Nonostante i grandi progressi terapeutici, il tema degli inibitori continua a portare con sé un carico emotivo significativo. La paura legata allo sviluppo dell'inibitore, e il timore che la terapia stabilita non basti per alleggerire il carico emotivo della malattia, persistono nell'immaginario collettivo dei pazienti e delle loro famiglie, spesso alimentati da esperienze passate o da racconti di altre persone.
L'importanza del supporto psicologico per le famiglie di pazienti con inibitori
La gestione dell'emofilia con inibitori tende sempre più ad adottare un approccio olistico, ovvero a tenere conto non solo degli aspetti clinici, ma anche di quelli psicologici e sociali. Il benessere emotivo di pazienti e famiglie è un aspetto che non deve essere sottovalutato, perché può influenzare significativamente l'aderenza terapeutica e, di conseguenza, l'efficacia del trattamento.
Un supporto psicologicocontinuativo può aiutare pazienti e famiglie a elaborare le proprie paure, specialmente nei momenti di transizione, cioè nel passaggio dall’età pediatrica alla fase adulta, come l'inizio di una nuova terapia o la modifica di un protocollo di trattamento,
Guardando al futuro
La storia degli inibitori nell'emofilia ci insegna che:
la ricerca scientifica e l'innovazione terapeutica possono trasformare radicalmente la prognosi di una condizione considerata insormontabile.
Da una condizione che comprometteva gravemente la qualità di vita, siamo passati a una situazione in cui i pazienti possono aspirare a una vita piena e attiva, comparabile a quella di chi non sviluppa inibitori. Lo stesso miglioramento della prospettiva sulla qualità di vita di una persona con emofilia potrebbe verificarsi quindi nuovamente.
Rimane essenziale mantenere alta l'attenzione sugli aspetti emotivi e psicologicilegati a questa condizione: il progresso scientifico deve andare di pari passo con un'adeguata presa in carico del carico emotivo del paziente in cui lo sviluppo dell’inibitore influenza ancora notevolmente la famiglia.
Bibliografia
Oldenburg, J., et al. (2017). Emicizumab prophylaxis in hemophilia A with inhibitors. New England Journal of Medicine, 377 (9), 809-818.
Young, G., et al. (2019). Emicizumab prophylaxis in children with hemophilia A with inhibitors. New England Journal of Medicine, 380(1), 22-31.
Manco-Johnson, M. J., et al. (2020). Health-Related Quality of Life in Persons with Hemophilia A with Inhibitors Treated with Emicizumab Prophylaxis. Blood Advances, 4(10), 2261-2270.
Srivastava, A., et al. (2020). WFH guidelines for the management of hemophilia, 3rd edition. Haemophilia, 26 (S6), 1-158.
Peyvandi, F., et al. (2016). Inhibitors in haemophilia: a current review. Blood Transfusion, 14(4), 318-323.
Witkop, M., et al. (2019). Patient-reported outcomes in hemophilia A with inhibitors: Results from the HAVEN clinical trials. Haemophilia, 25(5), 795-802.
Fischer, K., et al. (2022). Health-related quality of life of people with hemophilia and inhibitors: a comprehensive review. European Journal of Haematology, 109(2), 173-184.
Nicolás G, et al.:Impact of inhibitors on quality of life in patients with hemophilia: A prospective cohort study Haemophilia (2017)
De Vries R, et al. Psychosocial impact of inhibitors in hemophilia: A multicenter study Journal of Psychosomatic Research (2018)
Poonnoose P, et al. The effects of immune tolerance induction (ITI) on the quality of life in hemophilia A patients with inhibitors Haemophilia (2020)
Miners A, et al. Economic burden and quality of life in patients with hemophilia and inhibitors Blood (2016)
Mahlangu J, et al. Emicizumab for hemophilia A with inhibitors: Quality of life, bleeding rates and treatment satisfaction Haemophilia (2020)
Manno C, et al. Gene therapy for hemophilia A: Impact on quality of life and inhibitor development New England Journal of Medicine (2021)
Benessere psicologico per il paziente emofilico e la sua famiglia
Armonia familiare, cura della persona oltre che della malattia e sostegno psicologico: elementi fondamentali per il benessere della persona con emofilia.
Bambini ed emofilia: com’è oggi la vita di un bambino emofilico?
Cosa succede quando nasce un bambino con emofilia? La diagnosi può spaventare, ed è comprensibile, ma i genitori con figli emofilici devono sapere che il loro bambino può avere un’ottima qualità di vita nonostante la malattia
Crescere con l’emofilia: l’emofilia e l’adolescenza
Grazie ai progressi della scienza, la qualità di vita dei giovani con emofilia è decisamentemigliorata. Importante il ruolo delle figure di riferimento negli anni dell’adolescenza.